La Cassazione sul computo della superficie per qualificare di lusso un immobile

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 355, depositata il 9 gennaio 2019, ha accolto il ricorso dell’Ufficio, cassando con rinvio la sentenza d’appello.
In primo luogo, viene precisato come la dichiarazione DOCFA consenta semplicemente al titolare del bene di proporre la rendita ritenuta corretta per l’immobile, al solo scopo di rendere più rapida la formazione del catasto ed il suo aggiornamento. Il tutto sino a quando l’Ufficio non provveda alla verifica della situazione ed alla determinazione della rendita definitiva. Alla dichiarazione in questione, pertanto, non poteva essere applicato il principio del silenzio-assenso, trattandosi solo di un atto iniziale di un procedimento amministrativo di tipo cooperativo tra il Fisco ed il contribuente.
Ciò posto la Suprema Corte ricorda come sia principio pacifico nella giurisprudenza di legittimità quello secondo cui, ai fini della qualificazione dell’abitazione di lusso, il requisito dell’abitabilità dell’immobile sia del tutto irrilevante, non essendo richiesto dalla relativa normativa. Ciò che occorre considerare è solo la nozione di superficie utile complessiva.
Pertanto la CTR avrebbe dovuto verificare se il piano interrato fosse effettivamente utilizzabile per fini diversi da quelli di cantina e garage, unici spazi, oltre a balconi, terrazze, soffitti e scale, ritenuti dalla normativa espressamente non computabili nella metratura per determinare se l’abitazione sia o meno di lusso.
I giudici di appello avevano pertanto fondato la propria decisione su un presupposto errato e non avevano eseguito gli accertamenti necessari per verificare il rispetto delle condizioni previste dalla legge per beneficiare dell’agevolazione prima casa.
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