La CTP di Catania sul contributo al Consorzio di bonifica

L’interessante sentenza della CTP di Catania(1704/2020 del 24 febbraio 2020) affronta il tema del contributo al Consorzio di bonifica ed afferma

“Sotto questo versante, con riguardo ai contributi consortili assumono un ruolo decisivo, non solo la necessaria inserzione del bene di proprietà del contribuente all’interno del comprensorio governato dal consorzio resistente, ma anche ed imprescindibilmente, il Piano di classifica ed il piano di contribuzione predisposto sulla base del primo.

Come anche recentemente chiarito dalla cassazione ( Sez. V, Sent. 23-01-2019, n. 1742) il primo rappresenta una sorta di tabella millesimale di contribuzione, similare ai millesimi di proprietà esistenti in un fabbricato condominiale, con cui vengono ripartite le spese sostenute dal Consorzio per i lavori di bonifica : i ‘millesimi di ripartizione” sono costituiti da “indici di contribuenza”, ottenuti moltiplicando “indici idraulici’ desunti mediante algoritmi, tenendo conto di zone di natura omogenea per caratteristiche idrauliche del territorio, col reddito dominicale o con la rendita catastale, a seconda che il bene abbia o meno destinazione agricola. I suddetti indici idraulici vengono ritrasformati in positivo, in indici di beneficio fondiario, sui quali viene stabilito “quantum debeatur” del contributo consortile”; il piano di contribuzione a sua volta rappresenta in coerenza “la ripartizione economica, effettuata sulla base del Piano di classifica, dei costi sostenuti (o programmati) delle opere di bonifica effettuate in ciascun anno dal Consorzio”.

Tali momenti presupposti della pretesa tributaria in questione sono essenziali nella definizione delle controversie afferenti i contributi consortili: rappresentano infatti l’antecedente imprescindibile del beneficio (ex art 860 cc e 11 del RD n. 251 del 1933) che legittima la contribuzione consortile, letto in termini di non necessaria fruizione ma anche di semplice fruibilità concreta delle opere poste in essere dal consorzio ( Corte Costituzionale, sentenza n. 188 del 2018, puntualmente richiamata anche dalla difesa del ricorrente).

In altre parole, dimostrata dal consorzio l’inserzione dell’immobile del contribuente all’interno del relativo comprensorio, la pretesa che si fondi sul piano di classifica mai in precedenza contestato dall’interessato sotto il profilo della legittimità e della congruenza delle scelte sottese allo stesso nonché sul piano di contribuzione predisposto sulla base del primo, non necessiterà di alcuna dimostrazione ulteriore da parte del Consorzio richiedente in ordine al beneficio garantito dalle opere di bonifica.

Occorre tuttavia dare dimostrazione dei suddetti presupposti della pretesa e tanto grava sul Consorzio che procede all’esazione del contributo. In mancanza la pretesa non potrà essere riconosciuta proprio per la mancanza della dimostrazione del presupposto essenziale della contribuzione, quello afferente il beneficio correlato alle opere di bonifica per i beni del consorziato.

Da qui l’importanza di tali aspetti documentali presupposti rispetto alla richiesta di contribuzione, anche sul piano correlato della necessaria motivazione che deve supportare l’atto impositivo.

Nel caso, la cartella si limita a riportare la causale della pretesa; l’ente impositore, l’anno di riferimento ma non contiene alcun riferimento a tali momenti presupposti.

In particolare, anche a voler dare per incontestato il dato della inserzione di uno o più immobili del contribuente all’interno del perimetro territoriale coperto dal consorzio ((perché sul punto la difesa del ricorrente è solo sfumata rispetto ad una decisa contestazione) – la cartella manca di ogni riferimento agli ulteriori due aspetti prodromici sopra riferiti; né ancora, contiene il richiamo ad ulteriori momenti di interlocuzione con il resistente, preesistenti alla iscrizione a ruolo, che possano adeguatamente disvelarne la consapevolezza rispetto ai termini della pretesa veicolata senza la necessaria propalazione di ulteriori dati.

Del resto, la scelta dell’ente impositore di non costituirsi non consente alla Commissione di risalire comunque alla individuazione di altri elementi, estranei al titolo, che, conosciuti dal ricorrente, ne legittimavano una motivazione sintetica (ed allo stato del tutto inadeguata) come quella ora riscontrata

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